Il rating è una valutazione autonoma sulla capacità di un soggetto o di un’azienda di adempiere alle proprie obbligazioni finanziarie. Il rating certifica la capacità dell’impresa a restituire, quindi onorare il proprio debito, sia che si tratti di fatture commerciali che di prestito bancario. Il rating bancario aziendale serve quindi per determinare il merito di credito.

Il giudizio di solvibilità viene effettuato sulla scorta di tre ordini di criteri:

  • qualitativi (qualità dell’impresa, settore economico ecc.);
  • quantitativi (liquidità dell’azienda; solidità, redditività, produttività);
  • andamentali (movimentazione dei conti, utilizzo dei fidi, effetti insoluti, segnalazione in Centrale Rischi ecc.).

Le imprese sono strutturalmente esposte all’indebitamento per poter svolgere la loro attività. Lo stato patrimoniale di ciascuna impresa è composto da indebitamento di breve, medio e lungo termine. Non di rado capita che ci siano aziende con un basso livello di indebitamento che hanno però, per motivi di varia ragione, si trovano in difficoltà a restituire i soldi presi in prestito. In questo caso l’affidabilità finanziaria risulta compromessa poiché il sistema bancario “registra” il mancato o ritardato pagamento dei debiti contratti. Al contrario possono esserci casi di aziende con un alto valore di indebitamento, sia in termini assoluti che relativamente al proprio patrimonio, che riescono a pagare con puntualità e senza particolari affanni. Queste aziende godono di un giudizio positivo sull’affidabilità finanziaria poiché il sistema le considera “buoni pagatori”.

Gli indici di bancabilità sono costruiti da ciascuna banca mediante rapporti tra i dati andamentali della singola azienda affidata ed i dati aggregati attinti dal sistema della centrale rischi. La banca ottiene una serie di indicatori dello stato di crisi delle imprese utilizzatrici dei fidi. Questi indicatori possono valutare il grado di affidabilità della clientela in difficoltà:

  1. Fido accordato per scoperto di conto/N. operazioni annuali: il rapporto fornisce l’ammontare medio pro capite nell’arco di 12 mesi. Il risultato dell’indice esprime il tasso di produttività dei conti correnti di corrispondenza.
  2. Fido utilizzato/Credito totale accordato, riferito alla singola posizione creditoria della singola azienda affidata. Fornisce informazioni sull’incidenza percentuale dell’utilizzo medio riferito a ciascuna forma tecnica di affidamento rispetto al credito complessivamente erogato a favore della singola azienda controparte.
  3. Utilizzato/Accordato operativo: misura il grado di tensione finanziaria dell’affidata. L’azienda si ritrova in stato di tensione finanziaria quando supera la soglia di affidamento, originando sconfinamento o punte persistenti.

Lo score andamentale rappresenta il punteggio attribuito dalla banca, sulla base dell’esito degli indici di bancabilità.

Analizza mensilmente le informazioni della banca sui clienti in portafoglio, discriminando con predittività di almeno dodici mesi le relazioni che manifestano sintomi di deterioramento del rischio di credito.

Si basa su dati interni alla banca riguardo il comportamento di fido del cliente nei confronti dell’istituto e del sistema bancario.

La combinazione tra score di andamento e rating d’impresa fornisce il rating integrato che tiene conto quindi:

  • aspetti quantitativi dei bilanci e di quelli qualitativi legati al contesto competitivo e settoriale in cui l’azienda si colloca;
  • aspetto comportamentale nei confronti della banca e del sistema bancario.

Il rating bancario aziendale considera 4 categorie di rischio: 1) la probabilità di insolvenza del debitore (PD); 2) l’esposizione al momento dell’insolvenza (EAD); 3) la perdita attesa nel caso di insolvenza (LGD) 4) la vita residua del debito nel caso di insolvenza (M).

All’aumentare/diminuire della PD, della vita residua del debito, dell’esposizione al momento dell’insolvenza e della perdita attesa, aumenta o diminuisce il requisito patrimoniale della Banca ovvero l’ammontare dell’accantonamento che la Banca deve appostare a copertura di quel prestito con una percentuale proporzionale alla rischiosità dell’impresa e del prestito concesso. Di conseguenza ad un impiego rischioso deve corrispondere per la banca una remunerazione più elevata. La banca chiederà quindi al cliente un tasso di interesse e in generale delle condizioni che siano in grado di remunerare adeguatamente e sufficientemente anche quanto accantonato per soddisfare il requisito patrimoniale.

Nel valutare il rating aziendale le voci più rilevanti sono:

  • la differenza tra il capitale proprio dell’impresa investito e quello finanziato da terzi; 
  • il costo degli interessi passivi pagati; 
  • la ripartizione dei debiti tra brevi, medio e lungo termine; 
  • il valore del livello delle scorte e dei crediti commerciali dell’impresa.

Il Rating ha un valore vincolante per la Banca nell’ambito del processo di valutazione del merito di credito ed a qualsiasi forzatura corrisponde una forte criticità nella filiera decisionale della Banca. Pertanto nel caso di deterioramento del rating di un cliente già affidato, la Banca per tutelare il proprio credito metterà in campo in minimo di flessibilità nella gestione del rapporto magari impostando un rientro soft, ma nel caso di nuove erogazioni, un rating non sufficiente diventa preclusivo per l’accesso al credito.

Il deterioramento del rating, soprattutto per gli affidamenti a revoca o temporanei può portare ad una richiesta di rientro dell’esposizione, causando in molti casi possibili tensioni finanziarie all’impresa a volte anche con conseguenze drammatiche.

Per migliorare il rating bancario l’impresa dovrà cercare il più possibile di osservare delle regole tra cui:

  • movimentare i conti correnti: un conto corrente non movimentato e fermo su un saldo negativo per un periodo più o meno lungo induce la banca a considerare l’uso improprio del fido;
  • usare i fidi nel modo migliore: utilizzare completamente i fidi al limite dell’accordato costituisce quasi sempre sintomo di difficoltà finanziaria e viene registrato come un dato negativo dal sistema creditizio. Ovviamente una tensione dei fidi può essere anche un sintomo positivo per le imprese in forte crescita per le quali il vecchio limite di fido non è più sufficiente;
  • evitare sconfinamenti: lo sconfinamento avviene quando una linea di credito viene utilizzata oltre i limiti dell’accordato. È un evento pregiudizievole in quanto non solo peggiora la valutazione espressa dalla banca affidante, ma comporta anche la segnalazione in Centrale dei Rischi con l’inevitabile conseguenza che dal mese successivo anche le altre banche vedranno che si è verificato uno sconfinamento;
  • rimborsare regolarmente le rate dei prestiti: anche il mancato pagamento di una rata di prestito determina una situazione di inadempimento con conseguenze del tutto analoghe a quelle dello “sconfinamento” (segnalazione in Centrale Rischi ecc.);
  • gestire al meglio gli insoluti ed i crediti in sofferenza: una elevata percentuale di insoluti è un indicatore di anomalia andamentale che non aiuta di certo a migliorare il rating bancario dell’azienda. Gli insoluti vengono addebitati sul conto dell’azienda la quale, in mancanza di un fido capiente, rischierà lo sconfinamento oltre i limiti di fido.

Il requisito per un’azienda in equilibrio finanziario è quella di avere un indebitamento ragionevole e sostenibile; significa rispettare la regola delle scadenze.

Una corretta gestione del credito commerciale sicuramente agevola l’azienda nel rapporto con le Banche.

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