Il codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (D.Lgs. n. 14/2019) obbliga il management ad attivarsi per introdurre in azienda procedure efficaci di individuazione tempestiva dei segnali di declino.

Il decreto correttivo si concentra innanzitutto sulla nozione di crisi, contenuta nell’ art. 2 del D.lgs. n. 14/2019, che viene difatti definita come “lo stato di difficoltà economico-finanziaria che rende probabile l’insolvenza del debitore, e che per le imprese si manifesta come inadeguatezza dei flussi di cassa prospettici a far fronte regolarmente alle obbligazioni pianificate“.

L’indicatore della situazione di squilibrio è rappresentata dalla non sostenibilità dei debiti per i 6 mesi successivi e l’assenza di prospettiva di continuità come specificato dall’ art. 13 del D.lgs. n. 14/2019: “costituiscono indicatori di crisi gli squilibri di carattere reddituale, patrimoniale o finanziario, rapportati alle specifiche caratteristiche dell’impresa e dell’attività imprenditoriale svolta dal debitore, tenuto conto della data di costituzione e di inizio dell’attività, rilevabili attraverso appositi indici che diano evidenza della sostenibilità dei debiti per almeno i sei mesi successivi e delle prospettive di continuità aziendale per l’esercizio in corso o, quando la durata residua dell’esercizio al momento della valutazione è inferiore a sei mesi, per i sei mesi successivi. A questi fini, sono indici significativi:

  • quelli che misurano la sostenibilità degli oneri dell’indebitamento con i flussi di cassa che l’impresa è in grado di generare;
  • l’ adeguatezza dei mezzi propri rispetto a quelli di terzi.

Costituiscono altresì indicatori di crisi ritardi nei pagamenti reiterati e significativi. anche sulla base di quanto previsto nell’art. 24″.

La logica forward looking, introdotta dalla Riforma fallimentare, richiede l’implementazione di sistemi di pianificazione finanziaria che consentano alle imprese di stimare in modo puntuale le uscite e soprattutto le entrate.

Tra i principali rischi ai quali l’impresa è sottoposta vi è sicuramente quello del ritardato o mancato incasso dei crediti.

Alcune aziende, specie quelle più strutturate, hanno il problema di gestire il fido clienti tramite opportune valutazioni, analisi e riesame periodico delle diverse posizioni.

Se concedere ad un cliente “non meritevole” un fido espone l’impresa al rischio di perdite, riconoscerlo in misura ridotta rispetto a quanto gli si potrebbe concedere la espone non solo al rischio del mancato guadagno ma anche a quello, di immagine.

La Riforma impone, quindi, di adottare nuovi e più efficaci criteri di valutazione sia dei prospect che del portafoglio clienti. I modelli di rating dovranno essere rivisti e tarati anche sulla base degli indici della crisi; si renderà altresì necessario aggiornare e implementare i processi di gestione e rischio del credito.

La gestione del credito e il ruolo del Credit Manager in questa nuova situazione saranno senza dubbio fondamentali. La struttura organizzativa interna dovrà adottare una serie di azioni a livello operativo che riguardano: (i) nuovi modelli di affidamento della clientela; e (ii) nuove strategie di gestione e recupero del credito.

È in questo senso che una gestione più attenta degli insoluti e un affidamento tempestivo alla fase di recupero del credito saranno gli obiettivi principali di chi si occupa del credito in azienda.

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